L’indiano

Paolo Conte torna a scrivere per Celentano 37 anni dopo ‘Azzurro’

Roma, 2 ott. – (Adnkronos) – Dopo ”Azzurro”, ”L’indiano”. A distanza di 37 anni Paolo Conte e’ tornato a scrivere per Adriano Celentano. La canzone, che arriva 37 anni dopo ”Azzurro”, uno dei classici della canzone italiana scritta nel 1968 dall’allora sconosciuto Conte per il gia’ popolarissimo Molleggiato, si intitola ”L’indiano” e, secondo quanto apprende l’ADNKRONOS, sara’ un brano-manifesto della nuova trasmissione dell’artista milanese ”Rockpolitik”, al via su Raiuno dal 20 ottobre prossimo.

Una collaborazione clamorosa se si pensa che Conte da anni, ormai, non scrive piu’ canzoni per altri artisti come faceva, invece, agli inizi della carriera, quando si divideva tra la carriera di avvocato e quella di giovane aspirante musicista: sono sue, tra le altre, diverse canzoni di successo della fine degli anni Sessanta tra cui ”Insieme a te non ci sto piu”’ portata al successo da Caterina Caselli, ”Tripoli ’69” cantata da Patty Pravo, ”Messico e nuvole” interpretata da Enzo Jannacci e ”Genova per noi” e ”Onda su onda”, scritte per Bruno Lauzi. Per Celentano, oltre ”Azzurro”, Conte aveva gia’ scritto l’anno prima ”La coppia piu’ bella del mondo”, brano di grandissimo successo interpretato dal Molleggiato assieme alla moglie Claudia Mori.

La collaborazione tra Conte e Celentano per ”Azzurro” e’ stata piu’ volte raccontata proprio dal cantautore astigiano: ”Non volevo scrivere ne’ una cosa qualsiasi ne’ per una persona qualsiasi, ero molto filoamericano -ha detto Conte a proposito del brano del 1968- I cantanti italiani non mi piacevano, con quelle voci sdolcinate, artificiose. In generale, non amo quei cantanti che non cantano con la loro voce, con la voce che usano nella vita. Il pregio di Celentano e’ quello di essere capace di rendere immediatamente intelligibile un testo cantandolo, fosse anche l’elenco del telefono. Non e’ una questione di teatralita’ ma un modo umano, perfino banale, di interpretare una canzone. E’ completamente naturale, ma non si perde una sillaba, si capisce tutto. Quando Celentano ascolto’ il provino di ‘Azzurro’ mi disse ‘Sono rimasto colpito perche’ la musica io pensavo che andasse in su e invece andava in giu”. Lui si esprime cosi’, ma comunque era un buon segno. Il giorno in cui la registro’, portai a casa una copia del provino. Era tardi, ma mia madre era ancora alzata. Andammo tutti e due in cucina e accesi il magnetofono. Mia madre si mise a piangere. Mi domando ancora adesso quanto ci fosse, in quelle lacrime, di passato o di futuro”.

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